Slash girò a lungo, perlustrò ogni ritrovo gattesco del
villaggio, finché dopo qualche giorno concluse che le micie di quel posto non
facevano per lui. Slash aveva gusti
molto raffinati – come quasi tutti i gatti –
a volte sin troppo; non riusciva ad accontentarsi mai. In effetti c’era stata
una micia che aveva tentato di lusingarlo, ma lui dopo qualche fiutatina e delle
piccole galanterie aveva preferito lasciar perdere. Quel pomeriggio era un
venerdì e lui se ne stava pigramente acciambellato su una finestra della cucina
a farsi riscaldare dai tiepidi raggi del sole appena uscito, dopo una mattina
uggiosa. Ad un certo punto sentì che il tenente aveva aperto la porta ed era
uscito, Slash allora decise di seguirlo: quello lì era sempre capace di mettersi
in qualche pasticcio. Si mise a seguirlo con discrezione, ad un certo punto lo
vide entrare in quel grande edificio mezzo distrutto da dove un tempo partivano
ed arrivavano quei rumorosi e mostruosi carri ciccioni fatti di ferro, che gli
uomini chiamavano treni. Slash li conosceva bene, essendo un gatto di mondo
conosceva a fondo l’animale umano e tutti gli strani arnesi di cui questi si
circondava. Mentre passeggiava per l’atrio sentì un odore molto gradevole
solleticargli il suo olfatto: quella era fragranza di micia! Facendo finta di
niente compì un mezzo giro intorno a una colonna fino a ritrovarsi di fronte una
splendida gatta bianca, di taglia media, con gli occhi azzurri e una lunga coda
bella folta. Slash cominciò a girarle intorno allungando di tanto in tanto la
testa; la gatta, che aveva notato Slash già da un pezzo, inizialmente fece finta
di niente ma poi dovette riconoscere a se stessa che quello era un gatto di
belle fattezze, dal passo nobile e con uno sguardo luciferino che metteva il
fuoco addosso. I due mici cominciarono ad annusarsi e sembravano piacersi, anche
se il corteggiamento tra gatti è una cosa seria che va per le lunghe, non come
per gli umani i quali fanno tutto di fretta: sempre e in ogni caso. Proprio in
quel momento nella stazione entrò Tanja insolitamente elegante: indossava una
camicetta beige, una gonna marrone che le arrivava sopra al ginocchio, delle
calze bianche e degli stivali chiari. Sopra la camicetta aveva messo un giacca
in tinta e si era legata una sciarpa intorno al collo. I lunghi capelli erano
legati in una treccia. Slash sentì la voce di Tanja chiamare: "Camilla,
finalmente! Ma dove ti eri cacciata? E’ un mese che ti cerco… temevo che ti
avessero mangiata"; Slash ebbe un soprassalto la donna del tenente si era
rivolta alla bella micia bianca! Bene bene, pensò il gatto, la faccenda si sta
facendo interessante. Tanja chiamò il tenente, questi arrivò quasi subito
attraversando l’atrio della stazione a lunghi passi; la donna non poté esimersi
dall’ammirare quella figura slanciata e agile che le si avvicinava sorridendo:
il lungo cappotto nero della divisa era slacciato e lasciava margine per vedere
i calzoni, la camicia e la giubba, neri anch’essi. Tanja ammise a se stessa che
il nero non faceva che aumentare l’eleganza del bel tenente, ma conoscendone la
presunzione appena questi le fu vicino gli disse con espressione superiore:
"come mai tutto vestito di nero ?ti è forse morto il gatto?", Slash dietro la
colonna aveva sentito e fece tutti gli scongiuri di rito, che poi sono gli
stessi degli umani…… "Dimmi" interloquì l’ufficiale alla donna. "Guarda –
rispose Tanja mostrandogli la gatta – chi ho ritrovato, è Camilla la micia della
locanda che era sparita da tanto tempo. Ti ricordi te ne avevo parlato, sono
contenta di averla ritrovata, magari si possono fare compagnia lei e Slash". E
non solo compagnia, pensò il gatto. Il tenente sorrise e dette un bacio a Tanja
e alla micia. La donna osservando l’uomo si accorse dagli occhi che non era
sereno; oltretutto rammentò che se aveva indossato la divisa al completo doveva
esserci qualche seccatura. "Cosa sta succedendo" gli chiese alla fine. Il
tenente storse la bocca e dopo un attimo di silenzio rispose: " stanno arrivando
di nuovo e questa volta con l’appoggio dell’aviazione; ci hanno informato con la
radio", "oddio – esplose Tanja - ma cosa vogliono ancora; cosa cazzo gliene
frega di questo sputo di posto". Il tenente scosse la testa e rimase zitto; se
veramente avessero bombardato lui non sapeva come difendersi, non aveva neanche
un pezzo di artiglieria contraerea risalente alla prima guerra mondiale. Dopo
aver riflettuto aveva capito che l’unica soluzione era far evacuare tutta la
popolazione civile nelle grotte che si aprivano nella montagna, mentre lui e i
soldati si sarebbero attestati nei bunker; questa volta sembrava proprio che la
sua fortuna gli avesse voltato le spalle. In quel mentre arrivò il suo aiutante,
divenuto nel frattempo un amico - in quella situazione, come già accennato,
molte formalità e apparenze si erano giustamente perse – "tenente – attaccò il
soldato – ho fatto raggruppare tutti nella piazza, appena lei darà l’ordine tre
uomini sono pronti a scortarli verso la montagna"; "bene falli partire subito"
si limitò a replicare il tenente; quindi si rivolse a Tanja e le chiese con
molto dolcezza: "tu cosa vuoi fare? ti sarei grato se volessi andare con gli
altri, qui non ci sarà da divertirsi". Lo sguardo di quella giovane donna,
provata dalla lunga guerra fratricida e dalle dolorose perdite che ella stessa
aveva subito, era furente quasi urlò quando disse al tenente:" io da qui non mi
muovo; se tu hai deciso di farti ammazzare, io non sono disposta a rimanere sola
un'altra volta: rimango qui e non provare a farmi cambiare idea". Il tenente non
ci pensava nemmeno a fargliela cambiare, a passo spedito uscirono dalla
stazione: il tenente, Tanja con Camilla in collo e l’attendente. Slash invece
era seduto accanto alla colonna, capiva che questa volta il tenente e i suoi
uomini non avrebbero potuto cavarsela; quindi lui doveva far ricorso a tutti i
poteri soprannaturali che un gatto millenario qual era ha a sua disposizione. Ma
gli serviva tempo e forse ormai il tempo era scaduto per tutti; oltretutto
mettere in pratica il piano che aveva in mente significava evocare una forza
tremenda e distruttrice a cui molti non sarebbero scampati. Slash era
profondamente immerso in queste meditazioni quando il rombo degli aerei nemici
si palesò. Gli aerei sorpassarono l’abitato e puntarono dritti sulla colonna in
marcia verso la montagna: la squadriglia si abbassò in picchiata e cominciò a
mitragliare la povera gente indifesa. Donne e vecchi vennero falciati dalle
mitragliatrici, cadendo a terra come marionette disarticolate. Subito dopo da un
altro aereo furono sganciate le bombe che scoppiarono con esplosioni tremende. A
terra nel frattempo era l’inferno la stazione era saltata per aria, ma il vero
strazio era stato compiuto sulla colonna in marcia, in pochissimi erano
sopravvissuti: la maggior parte dei corpi dei civili era sparsa sul terreno; ma
parlare di corpi non è esatto, bombe e mitragliate li avevano mutilati
orrendamente. Il tenente guardava con orrore e impotenza quello scempio con il
binocolo, urlava per la rabbia di essere stato avvisato con troppo ritardo
dell’arrivo dell’aviazione nemica; a pagare quella lentezza erano stati degli
uomini indifesi. Ma era ancora più furente per la vigliaccheria del nemico: ora
non aspettava altro che trovarseli di fronte per ucciderne fino a quando ne
avesse avuto la possibilità. Tanja era al suo fianco con un mitra in mano, il
resto dei soldati pur sconvolti da tanta ferocia era pronta a battersi, gli
occhi di tutti erano intrisi di sangue.
Slash nel frattempo era salito sulla vetta della montagna e
aveva assunto una posizione eretta il suo pelo era tutto alzato: pareva più un
istrice che un gatto. Con le zampe sollevate al cielo iniziò a ruggire come un
leone e recitò le invocazioni agli spiriti felini. Il cielo si oscurò e una
terribile tempesta investì gli aerei che vennero spazzati addosso alla montagna,
dove si schiantarono tra alte fiamme; nel frattempo tutta la pianura dal lato da
dove provenivano gli aerei fu sconvolta da un tremendo terremoto.
Contemporaneamente i soldati nemici stavano facendo irruzione nel villaggio, ma
molti di loro erano stati travolti da questi improvvisi e devastanti fenomeni;
il tenente che aveva compreso - dopo un lungo momento di smarrimento – che la
partita aveva cambiato corso, lanciò i suoi uomini all’attacco. I due
schieramenti en
trarono in contatto, da una parte gli uomini del tenente
rabbiosi, assetati di sangue e di vendetta; dall’altra i nemici che si erano
visti cadere addosso un pezzo di montagna e resesi conto che non potevano più
tornare indietro si erano lanciati verso il villaggio con la forza della
disperazione. I combattimenti corpo a corpo furono furiosi e selvaggi, non ci
sarebbero stati prigionieri troppo era l’odio che era esploso in quel posto. Il
tenente stava gridando a un gruppo di soldati di ritirarsi dietro le macerie di
una casa per riorganizzarsi, quando sentì le unghie di Slash piantarsi nella sua
schiena. Ebbe allora un soprassalto che lo fece girare: era quello l’effetto che
il gatto si era augurato di ottenere. Il tenente ebbe appena il tempo di
voltarsi che i suoi occhi misero a fuoco una scena terrificante: tre uomini
erano addosso a Tanja, l’avevano stesa a terra e stavano strappandole i vestiti
da dosso. Il tenente imprecò con voce tremenda e piombò sul gruppo di cattivi
sparando all’impazzata: a uno dei bastardi la sventagliata di mitra da distanza
ravvicinata fece saltar la testa, gli altri due allora lasciarono la presa su
Tanja e cercarono di arginare la furia del tenente. Uno dei malvagi riuscì a
dare un colpo di baionetta verso il viso del tenente ma lo colpì di striscio
sotto l’elmetto, il tenente sentì un rivolo di sangue scendergli sulla guancia;
ancor più furente sguainò la spada – il mitra era ormai scarico o si era
inceppato – e menò fendenti un po’ alla cieca, si arrestò un attimo per
riacquistare un pizzico di lucidità e si vide di fronte l’uomo con la baionetta,
ne anticipò il colpo immergendo il proprio ferro nella gola del malcapitato, che
cadde rantolando. Nel frattempo il terzo uomo aveva estratto la sua pistola ma
fu investito dal tenente, che lo aveva caricato a testa bassa come un toro. I
due uomini finirono a terra avvinghiati il tenente riuscì ad afferrare una
baionetta e colpì l’avversario svariate volte fino ad infierire. Fu Tanja,
fortunatamente incolume, a gettarsi sul tenente urlandogli di smettere;
l’ufficiale riacquistò di colpo la ragione e si fermò. Si rialzò e strinse con
forza il braccio della donna poi l’abbracciò, le toccò il viso, il corpo mentre
lei le diceva:"sto bene. Sto bene". Intorno la battaglia era finita i nemici
erano stati travolti dalla rabbia dei soldati del tenente, ma questa volta le
perdite erano state cospicue anche per loro. Improvvisamente il silenzio era
piombato sul campo di battaglia, la scena che si offrì agli occhi dei
sopravvissuti fu raccapricciante: dovunque erano sparsi morti e feriti, molte
case erano state distrutte completamente o rimanevano in piedi rovine fumanti.
Il tenente si avvicinò a Salvo, il suo aiutante, che era stato ferito in maniera
seria, ma non gravissima e lo abbracciò; nel far questo gli fece anche un po’
male ma Salvo non si offese.
Tutti i superstiti si misero subito all’opera per cercare di
soccorrere i feriti e per seppellire le decine di morti. Il lavoro più
straziante fu quello di ricomporre le salme dei civili morti sulla montagna:
Tanja fu infaticabile, il tenente si chiedeva dove prendesse tanta forza.
Molto più tardi, dopo aver stabilito i turni di guardia e
predisposto l’assistenza ai feriti a cui tanto si dedicò soprattutto Tanja -
visto che il medico era esausto e leggermente ferito anche lui - il tenente si
incamminò verso la locanda, entrò e salì in camera dove si buttò, logoro e
stracciato com’era, sul letto. Chiuse gli occhi ma una voce bellissima e
dolcissima gli disse:" e tu credi che io mi sia fatta il bagno per dormire
accanto a un puzzolente soldataccio". Il tenente aprì gli occhi e vide Tanja
avvolta nel suo accappatoio, splendida, con la pelle lievemente arrossata dal
calore dell’acqua, i lunghi capelli bagnati erano sciolti. Il tenente chiese:
"ma come fai a ritrovare subito tutta la tua bellezza?", un attimo dopo l’aveva
gettata sul letto, le aveva tolto l’accappatoio e incurante delle sue proteste
le stava baciando tutto il corpo. "E tu come fai ad avere ancora certi bollori?"
fu la risposta di Tanja.
Al piano di sotto intanto Slash si stava prendendo cura di
Camilla, molto irritata per via della tanta polvere che aveva offuscato il suo
manto bianco. Slash per fare colpo su di lei aveva deciso di mostrale tutta la
sua competenza musicale: fu così che nella casa si diffusero le note di Every
breath you take; che la bella micia ribattezzò Every breath you love.