2 AGOSTO 1980
Il sole dardeggiava all’orizzonte
quel sabato 2 agosto dell’80,
Io mi godevo appien l’ombra sul monte
sotto il frondoso ombrello di una pianta.
D’un tratto la notizia sbianca i volti:
“Saltata è la stazione doi Bologna,
son cento e più i feriti, i morti molti,
d’aiuto, sangue e plasma si bisogna”.
Passati due minuti di sgomento,
mi chiedo come s’è verificato
l’orribile disastro d’un momento.
Ch’è stato? Una disgrazia? Un attentato?
E’ grossa bomba o fuga di metano?
Incredulo, m’aggrappo a forza arcana,
ma il crudo vero avanza piano piano.
L’Italicus e, ancor, Piazza Fontana.
La Loggia a Brescia: è l’etica blasfema
Che segue sempre il metodo fascista,
conobbe Marzabotto e pur Stazzema
la scuola dell’epigono nazista.
Dall’etere s’assomman le notizie:
bambini, vecchi, donne d’ogni età
spazzati come piume (oh, che nequizie!);
s’affannano i soccorsi, per pietà.
Si scava con le dita, quasi denti:
qui c’è una scarpa piena, lì brandelli
di membra sparse rendono impotenti
gli sforzi sovrumani dei fratelli.
La belva orrenda ormai s’è rivelata
col marchio infame che l’è stato impresso,
di carni dilaniate s’è cibata
e forse digerisce lì da presso.
Che intendono ottener con lo sterminio
i lucidi dementi incappucciati?
Imporre, certo, vogliono il dominio
tirannico, mortal dei disperati
L’ha detto bene Zangheri a Pertini:
Non bastano parol, giochi, oratori,
protetti vanno tutti i cittadini,
le loro istituzion dai malfattori.
Pertini ha annuito mentre egli parlava,
la mano ferma posta sul leggìo
del primo cittadin che protestava,
sembrando voler dir: “Con voi son io,
con me l’Italia intera s’è fermata e unita
a voi, compagni dell’Emilia rossa:
perché questa violenza sia bandita,
lo Stato insorga e passi alla riscossa.
Col sangue delle vittime innocenti
giammai si spegne in cor la grande speme,
si riesce invece a render più potenti i moti del mio animo che
freme.”
Il popolo è d’accordo e si rinserra
compatto e attivo intorno alle bandiere,
le bare vengon poste nella terra
e piovono garofani e azalèe.
Singhiozzi trattenuti a malapena
e lacrime inondanti i fazzoletti
e pugni chiusi scemano la pena
a mano a man che vengono più stretti.
Così Bologna dotta e popolare,
straziata nelle carni dei migliori,
trasforma il lutto in serio lavorare e allevia in mille modi i suoi
dolori.
Lavoro volontario, disciplina,
civile società, progresso e azione
che sembrano d’origine divina
ma frutto son dell’organizzazione.
Bologna! Tu rispondi forte e sodo
a questo orrendo e vile accadimento.
Perché l’Italia viva in sano modo
segua l’esempio tuo, col tuo ardimento!
Bologna! Sei al servizio del Paese,
nel dì ch’è triste e in quello ch’è gioioso,
ci dài il presagio certo, ormai palese:
domani l’avvenir sarà radioso!
Le masse, i ceti medi, i contadini
Avranno un buon governo d’emergenza
Ch’annienti presto tutti gli assassini
E sia per ORA E SEMPRE, RESISTENZA!
Mario Izzi
agosto 1980
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