La Storia del Tricolore

 

 

Nel corso di una telefonata con Orazio Manente – uno dei primi giorni del nuovo anno – chiedevo cosa pensava riguardo un articolo da dedicare alla storia della bandiera italiana. Si è tanto parlato, negli ultimi anni, dell’Inno di Mameli, ma non si è dato particolare risalto all’altro elemento caratteristico della “giovane” unità nazionale, ottenuta soltanto poco più di un secolo fa. Orazio non solo ha convenuto sull’opportunità di scrivere su tale argomento, ma ha pensato bene di inviarmi a stretto giro di posta (prioritaria!) un libretto illustrato – “Italia, la nostra Patria” edito per conto della Città di Viterbo - dedicato ai simboli della nostra Nazione: il tricolore, l’inno nazionale, il simbolo della Repubblica, lo stendardo presidenziale, il Vittoriano.

Avendo in precedenza raccolto del materiale da Internet, è stato facile collezionare questo piccolo contributo alla conoscenza della storia nostra bandiera, la cui evoluzione presenta particolari forse ignoti a molti.

 

Vessillo militare dei Cacciatori a cavallo della Legione Lombarda (ottobre 1796)

 

Il primo embrione del tricolore vede la luce nell’ottobre 1796, quando un vessillo della “Legione Lombarda” - promossa da Napoleone, entrato da vincitore a Milano il 10 maggio dello stesso anno - sventolò alla testa delle formazioni dei patrioti italiani che si erano arruolati volontariamente nell'Armata d'Italia per combattere contro l'Austria.

 

Ma il tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, accogliendo una mozione del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta "che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti".

 

Bandiera della Repubblica Cispadana

(7 gennaio 1797)

 

La prima bandiera tricolore Cispadana ha i colori disposti in tre strisce orizzontali: il rosso in alto, il bianco in mezzo, il verde in basso. Al centro della fascia bianca, lo stemma della Repubblica, un turcasso, circondato da un serto di alloro e ornato da un trofeo di armi Il Turcasso - o Faretra - contiene quattro frecce, a simboleggiare l'unione delle quattro popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Le lettere “R” e “C”, poste ai lati sono le iniziali di Repubblica Cispadana.

Ma perché proprio questi tre colori? Nell'Italia del 1796, attraversata dalle vittoriose armate napoleoniche, le numerose repubbliche di ispirazione giacobina che avevano soppiantato gli antichi Stati assoluti adottarono quasi tutte, con varianti di colore, bandiere caratterizzate da tre fasce di uguali dimensioni, chiaramente ispirate al modello francese del 1790. E anche i reparti militari "italiani", costituiti all'epoca per affiancare l'esercito di Bonaparte, ebbero stendardi che riproponevano la medesima foggia. In particolare, i vessilli reggimentali della Legione Lombarda presentavano, come abbiamo visto, i colori bianco, rosso e verde, fortemente radicati nel patrimonio collettivo di quella regione:: il bianco e il rosso, infatti, comparivano nell'antichissimo stemma comunale di Milano (croce rossa su campo bianco), mentre verdi erano, fin dal 1782, le uniformi della Guardia civica milanese.

 

 

La prima campagna d'Italia, che Napoleone conduce tra il 1796 e il 1799, sgretola l'antico sistema di Stati in cui era divisa la penisola. Al loro posto sorgono numerose repubbliche giacobine, di chiara impronta democratica: la Repubblica Ligure, la Repubblica Romana, la Repubblica Partenopea, la Repubblica Anconitana. Un altro vessillo molto “vicino” al nostro tricolore nasce nel 1798 all’interno dell’altra grande Repubblica di stampo napoleonico, quella Cisalpina.

 

Bandiera della Cisalpina a bande verticali

(1798)

 

Il Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina, nella seduta dell’11 maggio 1798, decreta che "La Bandiera della Nazione Cisalpina è formata di tre bande parallele all'asta, la prossima all'asta verde, la successiva bianca, la terza rossa. L'asta è similmente tricolorata a spirale, colla punta bianca". Tale risoluzione venne molto spesso disattesa: per almeno quattro decenni, infatti, le bandiere con il tricolore saranno composte con modalità variabili nell'accostamento e nella disposizione, sino alla definitiva codifica del 1848.

La maggior parte non sopravvisse alla controffensiva austro-russa del 1799, altre confluirono, dopo la seconda campagna d'Italia, nel Regno Italico, che sarebbe durato fino al 1814. Tuttavia, esse rappresentano la prima espressione di quegli ideali di indipendenza che alimentarono il nostro Risorgimento. E fu proprio in quegli anni che la bandiera venne avvertita non più come segno dinastico o militare, ma come simbolo del popolo, delle libertà conquistate e, dunque, della nazione stessa. Molto particolare, nella sua “curiosa” evoluzione geometrica, la forma del vessillo che nacque nel 1802.

 

Bandiera di terra e di mare della

Repubblica Italiana (1802-1805)

 

Su proposta del Ministro della Guerra Trivulzi, il Governo della Repubblica approva il cambiamento della “Bandiera di terra e di mare” dello Stato (20 agosto 1802). La forma del nuovo vessillo sarà, "un quadrato a fondo rosso, in cui è inserito un rombo a fondo bianco, contenente un altro quadrato a fondo verde”. La decisione adottata resterà in vigore, immutata anche dopo la promulgazione del Regno d'Italia, fino al 1814, con lievi varianti riconosciute ai drappi di taluni reparti militari o adottate in circostanze particolari.

 

Regno Italico (1805-1814)

 

Nei tre decenni che seguirono il Congresso di Vienna, il vessillo tricolore fu soffocato dalla Restaurazione, ma continuò ad essere innalzato, quale emblema di libertà, nei moti del 1831, nelle rivolte mazziniane, nella disperata impresa dei fratelli Bandiera, nelle sollevazioni negli Stati della Chiesa.

 

Regno di Sardegna (1848-1861)

e Regno d'Italia (1861-1946)

 

Dovunque in Italia, il bianco, il rosso e il verde esprimono una comune speranza, che accende gli entusiasmi e ispira i poeti: "Raccolgaci un'unica bandiera, una speme", scrive, nel 1847, Goffredo Mameli nel suo Canto degli Italiani. E quando si dischiuse la stagione del '48 e della concessione delle Costituzioni, quella bandiera divenne il simbolo di una riscossa ormai nazionale, da Milano a Venezia, da Roma a Palermo.

Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto rivolge alle popolazioni del Lombardo Veneto il famoso proclama che annuncia la prima guerra d'indipendenza e che termina con queste parole:

"(…) per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana vogliamo che le Nostre Truppe (…) portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla Bandiera tricolore italiana."

 

La storia della nostra bandiera

(Corriere dei Piccoli, 1960)

 

Allo stemma dinastico fu aggiunta una bordatura di azzurro, per evitare che la croce e il campo dello scudo si confondessero con il bianco e il rosso delle bande del vessillo.

Il 14 marzo 1861 venne proclamato il Regno d'Italia e la sua bandiera continuò ad essere, per consuetudine, quella della prima guerra d'indipendenza.

Ma la mancanza di una apposita legge al riguardo - emanata soltanto per gli stendardi militari - portò alla realizzazione di vessilli di foggia diversa dall'originaria, spesso addirittura arbitrarie. Soltanto nel 1925 si definirono, per legge, i modelli della bandiera nazionale e della bandiera di Stato. Quest'ultima (da usarsi nelle residenze dei sovrani, nelle sedi parlamentari, negli uffici e nelle rappresentanze diplomatiche) avrebbe aggiunto allo stemma la corona reale.

 

Reggio Emilia, il 7 gennaio 1897, il primo Centenario del Tricolore viene celebrato in modo particolarmente solenne. E' Giosuè Carducci a pronunciare, dall'atrio del Palazzo Comunale, l'orazione ufficiale:

" […] Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all'Etna; le nevi delle Alpi, l'aprile delle valli, le fiamme dei vulcani […]",

Copertina de "La Tribuna Illustrata"

del 17 gennaio 1897

 

Dopo la nascita della Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata dall'Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita all'articolo 12 della nostra Carta Costituzionale. E perfino dall'arido linguaggio del verbale possiamo cogliere tutta l'emozione di quel momento. PRESIDENTE [Ruini]:

Pongo ai voti la nuova formula proposta dalla Commissione: "La bandiera della repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di eguali dimensioni".

E' approvata. L'Assemblea e il pubblico delle tribune si levano in piedi. Vivissimi, generali, prolungati applausi.

 

Ispirazione di Orazio Manente e del Direttore